venne ritrovato una fredda mattina di novembre.
non perché lo stessero cercando – tutto il paese aveva desistito trent’anni prima- ma perché noi avevamo voluto così.

greta si muoveva piano, osservando il terreno intorno alla ricerca di funghi; ma quando decise che quel pezzo di terra non avesse niente da offrirle, decise allora di spostarsi velocemente più avanti e quando alzò gli occhi, lo vide.

in questo antico bosco di castagni non è facile distinguere un albero dall’altro e certamente non prestate neppure troppa attenzione. dopotutto un albero è un albero: foglie, rami, tronco, radici… per voi siamo tutti uguali. ma come ho detto, fummo noi a guidare gli occhi di greta proprio su quel giovane castagno. aveva il tronco stretto e liscio ma in un punto a mezza altezza si faceva più scuro e si contorceva come un lungo serpente costrittore. quando poi greta fece per avvicinarsi, ancora non sapeva che l’immagine che stava per osservare si sarebbe fissata per sempre nel buio dei suoi occhi, costringendola a dormire con la luce accesa per il resto dei suoi giorni.

parevano le viscere di un animale sventrato nel pieno del processo di digestione: il legno si era talmente attorcigliato su quelle ossa che a greta sembrò quasi che l’albero ne avesse spolpato la carne e che fosse intento a masticarne gli ultimi resti.

il teschio la fissava con le orbite vuote e la mandibola divelta in un’espressione terribile, e lei quasi ne sentì l’urlo disperato supplicargli di porre fine a quell’indicibile sofferenza. la colse il panico, d’improvviso, e non sapendo che fare, l’istinto la fece correr via.

ero qui quando quella testa rotolò via dal corpo trent’anni fa. rotolò ai piedi di un giovane castagno che la fece sua. negli anni si era scarnificata sino al bianco delle ossa e in tutto questo tempo, il legno pareva si fosse fatto liquido, in una lenta colata antigravitazionale incandescente e che non avrebbe mai avuto fine.

mi piace pensare ad un esperimento vivo, ad un semilavorato industriale, ad una metamorfosi, ad una simbiosi, ad un parassita e al suo ospite. ma alle volte, mentre lo guardo, mi sembra che quella testa abbia finalmente trovato il suo corpo, perché la natura sa essere scherzosa…